Bonus affitti (senza ISEE) per i genitori separati: scadenza 28 ottobre 2026.


500 euro al mese ai genitori separati o divorziati per pagare l’affitto.
Questo in estrema (molto estrema) sintesi il bonus che il Mit ha preparato per l’autunno e che già è stato delineato dalle regole di un decreto attuativo firmato dal ministro Matteo Salvini. Il bonus, essendo stato formalmente introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, necessitava appunto di un provvedimento operativo ad hoc che ne marcasse il perimetro regolamentare.

Quel provvedimento è dunque arrivato, con firma a quattro mani tra Mit e Mef, ma adesso manca lo step ultimativo della “messa in funzione”.
Dovrebbe essere infatti una piattaforma telematica il medium tecnologico attraverso cui gli aventi diritto potranno richiedere il bonus mensile. Cerchiamo allora di mettere in chiaro quello che già si conosce sul voucher-affitti ai separati.

Bonus affitti separati: quale sarà l’importo spettante?

Il bonus affitti prevede anzitutto uno stanziamento di risorse annue pari a 20 milioni di euro (60 complessivi considerando il triennio 2026-28). A partire da questa base economica, il voucher che i singoli genitori potranno ottenere arriverà, a seconda dei casi, fino a un massimo di 6.000 euro annui (500 al mese) per poter arrivare a coprire fino al 50% della spesa d’affitto.

Bonus affitti separati: chi ne avrà diritto?

Potranno richiedere il Bonus affitti i genitori separarti o divorziati che si trovino nelle seguenti condizioni:

  • essere residenti in un Comune italiano;
  • non essere assegnatari dell’abitazione familiare dopo la sentenza di separazione o divorzio;
  • non essere assegnatari di un’unità immobiliare di edilizia residenziale pubblica;
  • non essere proprietari di uno o più immobili ad uso residenziale nello stesso comune dell’abitazione familiare o nei comuni limitrofi entro un raggio di 50 Km (ad eccezione della casa dell’ex coniuge);
  • essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli;
  • avere almeno un figlio a carico di età inferiore ai 21 anni;
  • avere un reddito individuale riscontrabile nell’ultima dichiarazione dei redditi fino a 35.000 euro.


Leggendo questo identikit viene subito da osservare un aspetto, ovvero la scelta di individuare nella soglia reddituale pari a 35.000 euro anziché nell’ISEE (come solitamente avviene nei casi di richiesta di bonus, assegni o agevolazioni varie) il criterio di selezione economica per individuare la platea dei genitori aventi diritto.
È di sicuro una scelta netta che sposta il punto focale della selezione dal grado di ricchezza collettiva del nucleo (valore ISEE) a quello individuale del reddito Irpef, dando forse troppo per scontato che il genitore separato viva in affitto da solo e non sia magari già convivente con un altro partner (considerando anche la durata che le cause di separazione o divorzio possono raggiungere). 
Questo per dire che a pari condizioni reddituali (35.000 euro), un genitore divorziato single e un altro genitore divorziato, ma convivente con un partner che abbia magari lo stesso reddito, se non superiore, potrebbero avere uguale diritto a ricevere il bonus.

Come accennavamo, lo stanziamento annuo di risorse pubbliche per il bonus ammonta a 20 milioni di euro. Muovendosi perciò in questo perimetro le assegnazioni prevedranno un scala gerarchica di priorità data da alcune variabili relative alla condizione del genitore:

  • numero di figli/figlie a carico di età inferiore a 21 anni;
  • eventuali disabilità;
  • eventuale stato di disoccupazione involontaria;
  • eventuale residenza in un Comune ad alta tensione abitativa.

Fonte: MIT e MEF.